Notizie certe - congetture - ipotesi - accertamenti

5 gennaio 1172 Una vedova donna Berta di Bernardo abitante nella casa dell'Opera di Santa Maria, lasciò nel suo testamento, che ancora esiste, "sessanta soldi" all'Opera Campanilis petrarum Sancte Marie, per comprare pietre e cominciare a costruire la Torre. notizia certa
Archivio Capitolare di Pisa, pergamena n. 248; Biagi
9 agosto 1173 Anno di fondazione. notizia certa Lapide scolpita alla base del Campanile; Maragone
fondazione: caratteristiche Il masso murario che costituisce le fondazioni della Torre, fatto di pietrame e malta di "calce di S. Giuliano" - la quale possiede buone proprietà idrauliche ha forma di anello dotato di gradoni sia verso l'interno sia verso l'esterno: i primi meno numerosi dei secondi. Il piano di posa, per come può esser definito, è oggi inclinato (causa il cedimento disuniforme del terreno) di circa 53' 4'' cioè del 9,6 % verso sud.
Le dimensioni dell'anello possono assumersi, per il diametro minimo interno in 4,50 m e per quello massimo esterno in 19,58 m; mentre per l'altezza geometrica questa si può fissare in 2,88 m se si prende come piano limite superiore delle fondazioni quello, che indicheremo con il cerchio lungo il quale la Torre emerge attualmente dal catino. Tuttavia conviene, soprattutto per comodità di definizione delle varie parti della Torre, assumere invece, convenzionalmente, come piano limite superiore delle fondazioni quello, che indicheremo con parallelo al precedente e al disopra di questo per 1,03 m, che è il piano superiore dei plinti sul quale posano gli zoccoli delle 15 colonne che si vedono incassate nel muro esterno della parte più bassa della Torre. In questo caso l'altezza delle fondazioni arriva a 3,91 m .
Nel 1933-35 le fondazioni stesse furono messe a nudo per lavori di cementazione. I lavori di cementazione furono, più che promossi, imposti dal timore che le acque, sempre torbide - segno di un trasporto continuo di materiale all'esterno - allora sorgenti al piede della Torre e dalla muratura stessa, potessero a lungo andare produrre danno alle fondazioni e favorire il dissesto della Torre.
Codeste acque sorgive avevano preso a sgorgare fin da quando, quasi un secolo prima, negli anni 1838 e 1839, l'architetto Alessandro Gherardesca aveva riportato alla luce il basamento della Torre che, in epoca precedente - forse assai remota, proprio per evitare movimenti di acqua sorgiva alla base, era stato interrato, profittando dell'affondamento di tutta la fabbrica, fino a coprire, dalla parte sotto pendenza "non solo la scalinata e le basi delle colonne, ma anche porzioni dei loro fusti". I lavori di contenimento e di governo delle acque tentati dal Gherardesca non ebbero un buon successo. Da qui la necessità di consolidare le fondazioni e impedire la fuoriuscita delle acque. A opere di questo tipo si provvide solo nel 1933-35; e furono svolte a cura dell'Ufficio del Genio Civile di Pisa sotto la vigilanza di apposita Commissione nominata dal Ministero dei Lavori Pubblici. I lavori di consolidamento consistettero nell'iniettare, con pressione effettiva di 0,5 atm, una miscela di acqua e cemento, in ugual parti ponderali e per una quantità totale di 1860 q, in un complesso di 361 fori, eseguiti, attraverso le fondazioni, con sonda diamantata di 50 mm di diametro. La distribuzione dei fori fu scelta col criterio di ottenere la massima uniformità di penetrazione della miscela cementante nella massa da trattare e fu realizzata ripartendo i fori stessi in 8 serie, 4 delle quali sono di fori provenienti dall'esterno, 4 dall'interno, ciascuna serie di fori essendo diversamente inclinata rispetto all'asse della Torre. Conseguenza certa di questo lavoro fu la totale eliminazione, tuttora esistente, delle acque sorgive provenienti dall'anello murario di fondazione, addirittura anche di quelle dal lato sotto pendenza.
accertamento tecnico Commissione Polvani, Ricerche e studi sulla Torre Pendente di Pisa, 1971
autore: Bonanno L'anonimato di partenza ha naturalmente suggerito molte ipotesi. Cominciò Giorgio Vasari, che scriveva quasi quattro secoli dopo ma con tanta sicurezza da rendersi egualmente credibile: "Guglielmo, secondo che si dice, l'anno 1174 insieme con Bonanno scultore fondò in Pisa il campanile del duomo". E' una notizia che non trova nessun riscontro. Guglielmo, che secondo Vasari era tedesco di nazione, forse va identificato con lo scultore che fece il primo pulpito del duomo. Bonanno era un genio autentico nella fusione del bronzo, ma appunto per questo è probabile che non si occupasse molto nè di pietre nè di architettura. Tuttavia Vasari, che sulla porta centrale della facciata del Duomo poteva leggere il nome di Bonanno riferito a un periodo quasi coincidente con quello della fondazione della Torre, non esitò a unificare gli autori delle due opere.
congettura Giorgio Vasari
autore: Gerardo di Gerardo Il nome di Gerardo di Gerardo scaturisce da due riferimenti: un "maestro Gerardo" che fa da testimone al lascito di Berta Bernardi e un operaio di nome Gerardo. Nessun documento pone queste due persone in relazione diretta con la costruzione della Torre. ipotesi non confermabile TCI (1924), Bacci, Caleca
autore: Deotisalvi E' molto più credibile, per una serie di riscontri formali e strutturali, un'ipotesi recente (Carli, Ragghianti, Pierotti) che attribuisce il progetto del campanile a Deotisalvi. Però Deotisalvi era un firmatore accanito. Nel Battistero addirittura due epigrafi poste sui pilastri ricordano che egli lo iniziò nel 1152, mentre un'altra lastra sempre firmata da lui si trova nel campanile della chiesa di S.Sepolcro. ipotesi basata su affinità costruttive Carli, Ragghianti, Pierotti
autore: Giovanni di Simone La figura di Giovanni di Simone, che il Bacci ricostruisce appunto nel suo saggio, è talmente legata alle vicende del completamento della torre che non poche ipotesi di intervento si sono modellate sulla periodizzazione legata alla sua attività. notizia attendibile Bacci e altri
autore: Giovanni Pisano Giovanni Pisano (Giovanni del fu Nicola) stava in quella commissione nella doppia veste di capomaestro dell'Opera di Santa Maria Maggiore, ossia come responsabile supremo di tutti i lavori che si facevano sulla piazza, e come garante della correttezza delle misurazioni. E probabile che parte dei lavori di prosecuzione della Torre, eseguiti da Giovanni di Simone, si siano svolti sotto la sua direzione. Inoltre le misurazioni eseguite nel 1298 alla sua presenza e alla presenza di Guido figlio del fu Giovanni di Simone lasciano credere che egli si volesse assumere direttamente la responsabilità di costruire la cella campanaria. ipotesi Pierotti
autore: Tommaso di Andrea Pisano Gli viene attribuito il completamento fra il 1360 e il 1370 realizza la cella campanaria cercando di correggere la pendenza, già allora molto pronunciata, alzando la costruzione sopra sei gradini sul lato sud e disponendone invece soltanto 4 sul lato nord. ipotesi fantasiosa Giorgio Vasari
1174 Anno di inizio dei lavori in elevazione. notizia certa Maragone
misure Interessanti rilievi sulle misure del campanile. Da essi risulta che mentre la circonferenza della torre alla base di m 48,6 è uguale a 100 piedi "di Fibonacci" o pisani, la sua altezza di m 58,36 corrisponde a 100 braccia pisane; le colonne del primo loggiato poi sono alte m 2,91 corrispondenti a 5 braccia ossia a una "pertica" pisana. Queste hanno costituito "l'unità di misura dell'intera costruzione", in quanto "l'altezza di ogni loggiato è pari a due colonne, ossia a 10 braccia che moltiplicati per 6 loggiati fanno 60 braccia" cui vanno aggiunte le altezze doppie del cilindro di base e delle due celle campanarie, cioè altre 40 braccia per un totale di 100. Ciò porta a concludere che le misure orizzontali venivano prese mediante piedi, secondo l'uso agrimensorio, e quelle verticali prevalentemente in braccia, le una e le altre rigorosamente calcolate secondo esatti multipli aritmetici che confermano la struttura modulare della torre e di ogni suo elemento. ricostruzione storica Pierotti
cause dell'inclinazione: Vasari Vasari attribuisce l'inclinazione alla mancanza di palificazioni. Certo non era in grado di verificare un particolare simile, parla per deduzione. congettura Vasari
cause dell'inlinazione La Torre fu costruita sulla sponda di un canale. La rottura dei terreni e il conseguente sprofondamento mandarono le fondazioni ad appoggiarsi su un piano inclinato e resero la pendenza irreversibile. risultato di accertamenti geoelettrici e di scavi archeologici Pinna, Pierotti, Redi
1232 Esiste un magazzino in cui vengono messi a stagionare i marmi per la costruzione del Campanile. notizia certa Archivio di Stato di Pisa, Opera della Primaziale, 1 dic. 1233; Biagi
27 dicembre 1233 l'Operaio Benenato del fu Gerardo Bottici si impegna a continuare i lavori del Campanile.
notizia certa Archivio di Stato di Pisa, Opera della Primaziale, 27 dic. 1234; Biagi
23 febbraio 1260 Guido Speziale del fu Giovanni, viene nominato operaio di S. M. Maggiore, e si impegna a continuare la costruzione del Campanile.
notizia certa Archivio di Stato di Pisa, Opera della Primaziale, 23 febbr. 1260; Biagi
12 aprile 1264 il capomastro Giovanni di Simone con 23 maestri di pietra va a tagliare marmi nei monti pisani. Questi marmi vengono ceduti a Rainaldo Speziale operaio di S. Francesco.
notizia certa Archivio di Stato di Pisa, acquisto Roncioni, 12 apr. 1265; Biagi
16 agosto 1267 Rainaldo Speziale già operaio di S. Francesco è ricordato come operaio di S. M. Maggiore (e quindi del Campanile). Nello stesso documento Giovanni di Simone compare come Capomaestro dell'Opera.
notizia certa Bacci, Pierotti
1298 misurazione dell'inclinazione da parte di una Commissione composta da Giovanni Pisano, Guido di Giovanni di Simone e Orsello.
notizia certa Archivio Capitolare di Pisa, Atti, 1298-1306; Pecchiai, Biagi
1298 valore della pendenza La prima commissione incaricata di occuparsi della pendenza del campanile operò il 15 marzo 1298. Dall'inclinazione attuale del piano della cella campanaria è stato ricavato il valore relativo della pendenza al momento della costruzione della cella stessa (m. 1,43). accertamento tecnico Piero Sanpaolesi
1550 circa valore della pendenza 6 braccia e mezzo informazione credibile Vasari
1793 6 braccia e mezzo informazione credibile Alessandro Da Morrona
1817 Edward Cresy e G.L. Taylor misurarono e riprodussero la piazza in ogni dettaglio durante il loro soggiorno a Pisa. informazione credibile Edward Cresy e G.L. Taylor
1859 L'architetto Georges Rohault de Fleury pubblica uno studio sul campanile e nel 1866 una raccolta di rilievi che riguarda un gran numero di edifici medievali e fra questi, ancora una volta, la torre. Purtroppo non si può leggere in questi testi una relazione altrettanto precisa sull'inclinazione quanto quella lasciata da Cresy e Taylor. Rohault de Fleury preferisce discutere le sue tesi sul procedere dei lavori di costruzione e dell'accentuarsi graduale dell'inclinazione mentre essi avanzavano. Per un calcolo della pendenza al momento delle sue rilevazioni ci sono i disegni. informazione credibile Georges Rohault de Fleury
1913 Prime misure eseguite con il teodolite. notizia certa Pizzetti
crisi: 1838 Gherardesca Quando cominciarono a defluire dal catino le acque sotterranee, apparentemente inarrestabili, l'architetto Alessandro Gherardesca pensò bene di risolvere la cosa da solo, inaugurando una tradizione altrettanto perniciosa, secondo cui il destino della torre appartiene a chi si trova a gestirla sul momento, qualunque cosa avvenga. notizia certa Gherardesca
crisi: 1934-35 Girometti Ingegnere capo del genio civile di Pisa. Ora può mettere per iscritto non che cosa si ha intenzione di fare bensì che cosa è stato fatto. Probabilmente proprio lui dà il più forte respiro di sollievo, visto che la torre è ancora in piedi, però non lo dà a vedere. Il suo saggio è un capolavoro di pubblicistica ministeriale. notizia certa Girometti
crisi: 1972-73 Subsidenza L'11 novembre 1972 il ministro aveva nominato una nuova commissione, presieduta dall'ingegner Giovanni Travaglini. Essa doveva occuparsi di bandire e giudicare l'appalto-concorso ma si trovò subito sul tavolo la questione della subsidenza. Ormai la falda dei 60 metri (quella stessa da cui attingono acqua i pozzi di Filettole) è posta sotto controllo diretto anche sotto la torre: da un livello di - 4,20 nel febbraio 1973 passa a - 7,30 nel settembre dello stesso anno. Il 30 giugno 1973 un decreto del ministro dei lavori pubblici decide la chiusura di tutti i pozzi nel raggio di 1500 metri dal monumento. Nel luglio 1973 la commissione aveva commissionato alla Sogene di Roma un buffo rastrello di tubi da distendere sulla piazza per contrappesare la torre, se mai avesse deciso di muoversi. In realtà quell'incredibile arnese poteva bilanciare appena il 10% del momento ribaltante, ossia poco più che la spinta della tramontana. Il 20 novembre 1973 la commissione Travaglini cominciò a valutare l'appalto-concorso. Aveva sul tavolo ventidue progetti; ne ammise la metà. Dopo dieci mesi di lavoro la cosa si era ridotta a cinque. Fra questi uno solo, il progetto Konoike, mostrava di tenere conto del rapporto numero 6 della commissione precedente. accertamento tecnico Commissione Tramaglini, "La stabilità. della Torre di Pisa", 1979
crisi: 1995 Jamiolkowski Un comunicato con il quale il presidente del comitato scientifico per la salvaguardia della Torre, ingegner Michele Jamiolkowski, ha annunciato la sospensione dei lavori. "Nel corso dei quali l'attuazione dei dieci ancoraggi, fase II, sono emersi nuovi e importanti elementi di conoscenza relativi alla Torre. Tale elementi sono: il ritrovamento sotto il pavimento del catino di uno strato di conglomerato fino a una profondità di circa 0,8-1,0 metri. La constatazione che tale conglomerato è collegato alla Torre mediante una doppia serie di tubi d'acciaio aventi diametro di 67 mm. e spessore di 3,5 mm. Per raggiungere gli strati profondi del sottosuolo dove piazzare gli ancoraggi, la commissione di Jamiolkowski aveva infatti deciso di rimuovere parte dei due strati di conglomerato, segandoli a blocchi dopo aver congelato il terreno circostante con una tecnologia spettacolare, che aveva riempito la zona circostante alla Torre di insoliti sbuffi di vapore provocati dall'ossigeno liquido immesso nel terreno. Ma negli ultimi giorni il monitoraggio continuo cui la Torre è sottoposta ha fatto scattare l'allarme rosso. Ha spiegato il professor Jamiolkowski che si è visto che a causa dei lavori eseguiti nel 1933 quella struttura collegata con i tubi d'acciaio, la cui presenza non si riscontra in alcun doeumento e in nessuna delle relazioni delle precedenti commissioni di studio, era venuta a 'saldarsi' alla Torre subendone addirittura tutti i movimenti. A questo punto si e' dovuto purtroppo constatare che eliminando i blocchi sotterranei di conglomerato avveniva una sorta di 'scambio di carico' e il peso di quello che si toglieva dal sottosuolo andava ad aumentare il carico della struttura vera e propria del monumento. notizia certa Jamiolkowski (comunicato stampa)